Oasi di Siwa

2010 World Monuments Fund Watch

                            Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale
                             
e sviluppo di attività ecoturistiche
                         
nell’oasi di Siwa

                                      Governatorato di Marsa Matruh, Egitto

                                                                                                          2005 - 2007

 


L'Associazione Giovanni Secco Suardo partecipa al progetto, coordinato dall’ONG RC di Roma, in qualità di partner associato occupandosi specificatamente della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico.
L’oasi di Siwa è situata nel cuore del “Deserto Occidentale” egiziano e giace in una depressione il cui suolo è mediamente 18 metri al di sotto del livello del mare.
Situata su una rotta commerciale battuta sin dai tempi più remoti, l’oasi testimonia il passaggio di importanti carovane di mercanti e l’insediamento di un’ importante scuola architettonica. Di questa rimangono testimonianze notevoli, quali i templi di Ammone e le tombe di Jabal al-Matwa (le tombe più antiche risalgono alla 26a dinastia e all’epoca tolemaica). Della successiva produzione architettonica rimangono alcuni importanti monumenti e i borghi della città vecchia di Siwa (Shali).
La città medievale di Siwa, che prende il nome di Shali (che nel linguaggio siwano significa “La Città”), fu fondata nel 1203 d.C. da quaranta abitanti di quella che, all'epoca, era la principale città dell’oasi, Aghurmi.

I fondatori della città costruirono le proprie residenze all’interno di una potente cinta muraria e nel corso dei secoli l’aumento demografico creò notevoli problemi abitativi.
Dal momento che alla popolazione della città veniva impedito di costruire le proprie case al di fuori della cinta muraria, vennero aggiunti piani su piani alle originarie abitazioni costruite con la tipica tecnica del karsheef, che si avvale di conci di blocchi di sale legati da un impasto di fango prelevato in zone precise dell’oasi.
Una volta secco, questo materiale raggiunge una consistenza compatta e dura, prossima a quella del cemento; in tal modo, alcune delle case raggiunsero l’altezza ragguardevole di sette o otto piani.
Nel corso dei secoli si è verificata una progressiva perdita della tradizione costruttiva, già verificabile negli edifici più recenti.
Attualmente il motivo per cui le abitazioni tradizionali vertono in stato di abbandono è soprattutto legato a ragioni di status symbol: la spinta verso la modernità e l’aumentato valore pecuniario degli immobili di Siwa, diventato luogo di moda, sta provocando l’abbandono delle costruzioni originali verso un nuovo sviluppo edilizio.

Il progetto, approvato dal Ministero degli Affari Esteri, intende contribuire all'avvio di una politica di conservazione e restauro degli edifici storici e della tradizione costruttiva locale, attraverso una serie di interventi mirati alla sensibilizzazione, alla formazione tecnica ed al sostegno istituzionale alle municipalità ed alle altre autorità locali nell'individuazione e nella messa in atto di politiche di tutela e attraverso l'apertura di un cantiere pilota nell’antica rocca di Shali.

Il progetto, partendo dallo studio sulle tecniche e sui materiali per arrivare al consolidamento di una porzione di mura dell’antica rocca, intende fornire gli strumenti che permettano alle autorità ed alla popolazione locale di procedere al ripristino delle abitazioni in Karsheef impiegando tecniche di costruzione tradizionali e materiali locali.

 


Ente Capofila

RC - Ricerca e Cooperazione (Roma - Italia)

Partners

COSPE - Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (Italia)

Associazione Giovanni Secco Suardo (Lurano - Italia)

Donor

MAE - Ministero degli Affari Esteri (Italia)

 

 



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